{"id":1561,"date":"2016-07-05T19:46:18","date_gmt":"2016-07-05T17:46:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.irisroma.org\/wp\/?p=1561"},"modified":"2017-03-05T19:46:43","modified_gmt":"2017-03-05T18:46:43","slug":"luglio-2016","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.irisroma.org\/per-le-donne-per-la-vita\/luglio-2016\/","title":{"rendered":"Luglio 2016"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right;\">Roma, Luglio 2016<\/p>\n<p>La seconda esperienza del gruppo di scrittura terapeutica nasce dal desiderio di accogliere le numerose richieste di sostegno psicologico che, nella pratica clinica quotidiana, ci viene fortemente richiesto dalle pazienti che affrontano il complesso percorso delle chemioterapie.<\/p>\n<p>Ci siamo rese conto, nel lavoro che svolgiamo in reparto e in Day Hospital, che a volte \u2013 per alcune donne \u2013 lo spazio del colloquio psico-oncologico non \u00e8 abbastanza, che c\u2019\u00e8 la necessit\u00e0 di un \u201c<em>terzo tempo<\/em>\u201d, di un tempo e di uno spazio in cui possano non soltanto parlare di s\u00e9 e della propria esperienza di malattia, ma anche fermarsi a <em>guardarsi dentro<\/em> per trovare poi la forza e la capacit\u00e0 di <em>tirare fuori <\/em>quello che dentro, se non riconosciuto, genera solo dolore e paralisi. Si tratta, sostanzialmente, di decodificare attentamente i messaggi che provengono anche dalle pazienti che tendono a reprimere i propri sentimenti, di aiutarle a mettere in moto un processo \u201ctrasformazione\u201d affinch\u00e9 dalla malattia e dai vissuti che da essa derivano, possa nascere qualcosa di buono. \u00c8 un opportunit\u00e0 di dare voce alle emozioni.<\/p>\n<p>L\u2019intensit\u00e0 dei sentimenti secondari alla diagnosi di cancro mette in moto forze massicce, sia intrapsichiche che interpersonali, tese perlopi\u00f9 ad impedire l\u2019espressione delle emozioni \u2013 psichicamente inaccessibili perch\u00e9 troppo forti e dolorose: molte pazienti ritengono che avere il controllo sulle proprie emozioni significhi avere il controllo sulla malattia. Purtroppo non \u00e8 cosi, e trovarsi improvvisamente ad impattare con il mare di sensazioni che inevitabilmente si muovono e prendono forma dentro di s\u00e9, pu\u00f2 essere un\u2019esperienza profondamente dolorosa e disarmante per molte di loro.<\/p>\n<p>Il gruppo nasce proprio con l\u2019obiettivo di trovare la forza \u201cnell\u2019essere insieme\u201d e di avviare un processo di condivisione delle emozioni legate al vissuto della malattia. Far parte di un gruppo pu\u00f2 inoltre offrire alle pazienti quel senso di comunione necessario per attivare meccanismi di <em>coping<\/em> efficaci, oltre a dare l\u2019opportunit\u00e0 di imparare le une dalle altre.<\/p>\n<p>Il gruppo di quest\u2019anno \u00e8 nato con l\u2019arruolamento di 10 pazienti in corso trattamento antiblastico (terapie e\/o mantenimento), che hanno alternato la loro presenza agli incontri per una serie di fattori, tra i quali la concomitanza con le terapie, i controlli clinici e spesso il malessere dovuto agli effetti collaterali dei trattamenti. L\u2019intero gruppo &#8211; nella realt\u00e0 dei fatti &#8211; non \u00e8 mai stato al completo, tuttavia la sensazione \u00e8 sempre stata quella di essere tutte presenti, perch\u00e9 la <em>presenza psichica<\/em> \u00e8 stata certamente superiore all\u2019<em>assenza fisica<\/em>.<\/p>\n<p>Analizzando e riflettendo sulle possibile cause inconsce delle numerose assenze, ci siamo rese conto che un altro meccanismo determinante nella discontinuit\u00e0 della partecipazione agli incontri del gruppo ha a che fare con la capacit\u00e0 di creare legami, di stringere rapporti, di progettare amicizie. Chi fa terapie, vive ancora pienamente quel <em>lutto della progettualit\u00e0<\/em> &#8211; tipico delle nostre pazienti &#8211; che non consente loro di immaginarsi nel futuro, e che impedisce di conseguenza qualsiasi tipo di \u201cinvestimento emotivo\u201d e di \u201cinvestimento nel tempo\u201d: i legami rappresentano un \u201cpericolo\u201d, l\u2019incertezza del futuro rende difficile stringere relazioni significative.<\/p>\n<p>Il nostro primo incontro \u00e8 stato il 23\/11\/15: Angela, Liliana, Clara, Federica, Manuela, Elisabetta, Giuliana, Maria, Daniela e Sara\u2026dieci volti di donne bellissime che stanno combattendo la loro battaglia, con una forza ed un coraggio che soltanto chi combatte una malattia come questa pu\u00f2 essere in grado di provare.<\/p>\n<p>Sin dal primo incontro hanno creato una relazione profonda e carica di umanit\u00e0: il gruppo ha bilanciato quel naturale senso di isolamento sociale causato dalla malattia.<\/p>\n<p>Le conduttrici del gruppo hanno suggerito di volta in volta degli spunti sui quali riflettere e scrivere, e le signore si sono attivate definendo ogni volta un \u201cbisogno\u201d personale e condividendo i propri elaborati.<\/p>\n<p>Notiamo un particolare significativo: dopo un primissimo accenno alla diagnosi e alle terapie, il racconto del primo incontro lascia spazio \u2013 tanto ed intenso \u2013 alle emozioni, alle strategie, ai pensieri e alle risorse. Anche a qualche lacrima e\u2026 alla rabbia. Ogni malattia ha dietro una storia, una donna, un percorso diverso da tutti gli altri\u2026e con esso una serie di capacit\u00e0 o incapacit\u00e0, di risorse o di vuoti, di movimenti o di paralisi.<\/p>\n<p>D. ci racconta della sua modalit\u00e0 di vivere la malattia, l\u2019ansia e l\u2019incapacit\u00e0 di affrontare la recidiva da poco comunicata. Confida alle compagne che non riesce a parlarne con nessuno, i figli ed il marito rappresentano per lei persone da \u201cproteggere\u201d, il gruppo diventa per lei il primo contesto dove riesce a piangere e ad affidare la sua angoscia di morte\u2026 \u201c<em>che secondo le statistiche lette su internet \u00e8 oramai quasi imminente<\/em>\u201d . Un silenzio lungo da tollerare, le donne si stringono intorno a lei e nonostante il livello di dolore provato da ognuna di loro, riescono a condividere e a fungere da contenitore, restituendole una speranza e suggerendole di affidare alla famiglia parte della sua angoscia. Qualcuna la esorta a non reggere da sola: \u201c<em>\u2026non essere una super woman, non ce la puoi fare!<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 proprio quando le cose non vanno per il verso giusto, quando sembra esserci un problema, che dobbiamo essere in grado di chiedere aiuto. C. restituisce al gruppo la grande capacit\u00e0 \u2013 che oggi \u00e8 per lei una risorsa \u2013 di \u201c<em>concedersi il diritto di stare male, di chiedere aiuto<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Significativa la chiusura di questo incontro: la pi\u00f9 giovane del gruppo regala alle compagne di viaggio una bella verit\u00e0: \u201c\u2026s<em>ono in difficolt\u00e0, provo ansia, ascoltare tutti questi racconti mi ha messo agitazione\u2026eppure mi sento libera di dirlo e di provarlo, mi sento compresa<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Una delle pi\u00f9 giovani pazienti del gruppo utilizza questa esperienza per sperimentare le sue capacit\u00e0 interpersonali; desiderava disegnare e fare lavori creativi sin da piccola ma non le era stato concesso dalla sua famiglia pertanto, stimolata dai temi proposti nel gruppo, decide di utilizzare il tempo della chemioterapia e del successivo mantenimento come un tempo riparatorio per fare, concedersi, e preservare la sua dimensione materna fin ora mediata dalla propria madre.<\/p>\n<p>L\u2019apertura e l\u2019espressione delle emozioni ha rappresentato uno degli scopi centrali del percorso. Alcune donne sono spinte ad apparire pi\u00f9 forti e capaci nell\u2019affrontare la situazione di quanto in realt\u00e0 non siano. Questo tentativo di nasconder e le emozioni e di mostrare un atteggiamento positivo si dimostra spesso alla lunga inefficace e comporta un notevole consumo di energia emotiva. Nel tentativo disperato di reprimere le emozioni \u201cnegative\u201d vengono in realt\u00e0 represse tutte le emozioni, nel timore di perdere il controllo delle proprie angosce. La solitudine e l\u2019isolamento affettivo &#8211; apparentemente funzionale alla progressione di malattia &#8211; in realt\u00e0 rappresenta un peso insopportabile che porta a meccanismi dissociativi. Il gruppo scopre cosi, anche nel dolore, che un libero sfogo emotivo pu\u00f2 essere seguito da una sana risata. E scopre, in fondo, che a ridere (pur se malate), non c\u2019\u00e8 davvero nulla di male e che, anzi, pu\u00f2 essere terapeutico.<\/p>\n<p>L\u2019incontro del 7 Marzo lascia il segno per tutte. E\u2019 un momento molto speciale in cui il \u201cvecchio\u201d gruppo incontra il \u201cnuovo\u201d. L\u2019idea nasce spontaneamente da entrambe le parti. Da un lato le pazienti che chiedono di poter incontrare chi oggi pu\u00f2 dire di avercela fatta, chi pu\u00f2 dare loro la forza e la motivazione a non mollare, a tenere duro\u2026dall\u2019altra le donne del \u201cvecchio gruppo\u201d che chiedono di poter incontrare le nostre pazienti per dare loro coraggio e per portare la propria testimonianza. Dopo lunghe riflessioni, decidiamo che l\u2019incontro pu\u00f2 essere importante per entrambe, che chi ha vissuto questa esperienza sulla propria pelle pu\u00f2 forse dare e trasmettere qualcosa come nessun altro pu\u00f2 fare. Sono momenti intensi, carichi di sguardi, di gesti, di parole, di simboli. Avviene infatti un passaggio di \u201cconsegne\u201d riguardo tutte le sfere legate alla malattia e al percorso di chemioterapia.<\/p>\n<p>Come lo scorso anno, avevamo chiesto nel corso degli incontri di condividere con il gruppo un oggetto-simbolo del loro percorso di malattia. I \u201csimboli\u201d portati quest\u2019anno sono apparsi strettamente legati alle terapie e ai loro effetti collaterali\u2026nel precedente gruppo (quello delle donne guarite) gli <em>oggetti-simbolo<\/em> erano preziosi messaggi di un percorso di \u201criabilitazione\u201d psico-fisica, nel quale erano riversate le capacit\u00e0 ed i talenti di ciascuna: lavori di riciclo creativo, ricordi di viaggi, libri e letture donate o scoperte\u2026Nel gruppo attuale questo non sembra ancora possibile: le nostre donne sono troppo impegnate nella loro battaglia per potersi esprimere attraverso qualcosa che non sia il proprio corpo, il proprio dolore, il proprio sintomo emergente. Comprensibile, umano. Per questo \u00e8 ancora pi\u00f9 bello il dono prezioso che R., (del precedente gruppo), fa a tutte le altre, riuscendo a ridare in qualche modo un senso al loro tempo e a spostare l\u2019attenzione dalla malattia alla guarigione: una bustina di semi da piantare e da veder crescere, simbolo di speranza nel futuro, di radici da mettere, di cose profumate e piene di colore, di rinascita, di raccolta dopo i tanti sacrifici che si affrontano.<\/p>\n<p>S. ci fa commuovere con la sua testimonianza: \u201cIo <em>sono morta il 6 Novembre, e sono rinata il 6 Novembre<\/em>\u201d\u2026 La diagnosi rappresenta ancora oggi per tante donne una sentenza di morte, una condanna. Ma pu\u00f2 trasformarsi e diventare una rinascita, un punto di partenza per un s\u00e9 tutto nuovo, per una vita diversa, e forse pi\u00f9 ricca.<\/p>\n<p>Tra i simboli che il gruppo sceglie per rappresentarsi, emergono due in particolare: il fiore di Loto, proposto da L., che simboleggia tanti aspetti che si ritrovano nella malattia e nel percorso di cura: la notte si chiude per riaprirsi poi pi\u00f9 bello e luminoso la mattina seguente (rappresenta la forza vitale capace di rigenerarsi); la consapevolezza della propria natura e della propria forza; la capacit\u00e0 di non farsi contaminare dalle \u201ccose brutte\u201d di questo mondo; pi\u00f9 di tutto, per\u00f2, \u00e8 un fiore che affonda le radici nel fango, si distende sulla superficie delle acque stagnanti, il suo stelo &#8211; apparentemente fino e fragile &#8211; in realt\u00e0 non si spezza ma sostiene un fiore immacolato e bellissimo. L\u2019altro simbolo scelto dal gruppo \u00e8 un braccialetto di perle, tutte legate da un filo, tutte vicine, tutte apparentemente uguali ma completamente differenti: <em>\u201c\u2026Durante il percorso di questo gruppo siamo diventate perle, che inconsapevolmente si sono legate le une alle altre attraverso un filo, pur mantenendo la propria unicit\u00e0<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Il percorso si conclude con la condivisione di grandi emozioni che ciascuna dona alle altre, ma che allo stesso tempo ha bisogno di ricevere. E\u2019 evidente &#8211; e commovente &#8211; l\u2019incapacit\u00e0 di \u201csepararsi\u201d, il desiderio di tutte le presenti di <em>non lasciar andare<\/em>, di trattenere il pi\u00f9 possibile di questi volti, di queste storie, di queste emozioni, di questi sguardi cosi pieni di speranza e di giustizia. Siamo convinte che le persone che hanno tra di loro legami significativi, si influenzino reciprocamente secondo un segno &#8211; positivo o negativo &#8211; una qualit\u00e0 ed una intensit\u00e0 che dipendono dagli aspetti contingenti della situazione .<\/p>\n<p>Consideriamo inoltre che i principi della prospettiva sistemica dovrebbero indurre a considerare sbilanciato e contraddittorio un modello che enfatizza e richiede il cambiamento di una sola parte del sistema terapeutico. All\u2019interno del \u201csistema gruppo\u201d infatti anche le co-terapeute operano un cambiamento, un evoluzione personale che le porta ad arricchire la propria competenza professionale .<\/p>\n<p>Si conclude cosi questo nostro viaggio. Faticoso, doloroso, ma anche ricco di emozioni belle ed intense.<\/p>\n<p>Ci portiamo a casa ancora una volta, al termine di questo nostro percorso, la voglia di combattere di grandi donne, lo sguardo insicuro ma pieno di speranza, la capacit\u00e0 di condividere e confrontarsi nel bene e nel male, la passione per la vita, il bisogno di sentirsi donne aldil\u00e0 della malattia e del dolore, la fatica, ma anche la forza, di affrontare ogni giorno che viene.<\/p>\n<p>Ringraziamo l\u2019Associazione Iris Roma e la Brystol- Myers Squibb che hanno sostenuto e finanziato il progetto dando l\u2019occasione di riscoprire le potenzialit\u00e0 individuali di ogni componente del gruppo e di mettere in rete le emozioni ed i vissuti legati alla patologia neoplastica della donna.<\/p>\n<p>Vogliamo chiudere con la frase bella e toccante di una delle nostre pazienti, che speriamo sia un augurio per tutte le donne che devono combattere questa difficile battaglia:<\/p>\n<p>\u201c<em>VOGLIO SVEGLIARMI IN UNA BELLA MATTINA DI SOLE, ED AVERE IL SORRISO SPENSIERATO DI CHI STA BENE!<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Grazie a tutte per aver condiviso con noi una parte importante della vostra strada e di averci affidato pensieri ed i vissuti intimi ed unici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Barbara Costantini<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Letizia Lafuenti<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Roma, Luglio 2016 La seconda esperienza del gruppo di scrittura terapeutica nasce dal desiderio di accogliere le numerose richieste di sostegno psicologico che, nella pratica clinica quotidiana, ci viene fortemente richiesto dalle pazienti che affrontano il complesso percorso delle chemioterapie. 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