{"id":1532,"date":"2017-03-05T19:00:07","date_gmt":"2017-03-05T18:00:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.irisroma.org\/wp\/?p=1532"},"modified":"2017-03-05T19:00:07","modified_gmt":"2017-03-05T18:00:07","slug":"parla-con-loro-cosa-dico-ai-miei-bambini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.irisroma.org\/per-le-donne-per-la-vita\/parla-con-loro-cosa-dico-ai-miei-bambini\/","title":{"rendered":"Parla con Loro &#8211; Cosa dico ai miei bambini"},"content":{"rendered":"<h2 style=\"text-align: center;\">Cosa dico ai miei bambini<\/h2>\n<p>L\u2019esperienza cui facciamo riferimento trae spunto dal lavoro che viene svolto nel reparto di ginecologia oncologica dal 2000 circa. Il reparto di ginecologia oncologica all\u2019interno del Polo della Donna e del Bambino offre alla paziente un approccio multidisciplinare che prevede numerosi interventi specialistici durante le tappe della malattia. In quest\u2019ottica il supporto psicologico alla pz e alla sua famiglia rappresenta un servizio integrato nel sistema di cura. La nostra attenzione \u00e8 rivolta al sistema famiglia perch\u00e9 riteniamo rappresenti una risorsa fondamentale nel trattamento della pz oncologica.<\/p>\n<p>La famiglia \u00e8 un insieme di persone che interagiscono tra di loro con una storia comune alle spalle, \u00e8 un sistema in continuo sviluppo che tende a promuovere l\u2019evoluzione del ciclo vitale dei suoi componenti: \u201c\u2026 la malattia interrompe il normale fluire del ciclo vitale e sconvolge le relazioni all\u2019interno del nucleo familiare\u2026.\u201d (Soccorsi S., \u201cEstratto di terapia familiare\u201d, 1977).<\/p>\n<p>Il progetto Pilota con cui siamo partiti nel 2000 \u00e8 quello di sostenere la relazione madre-bambino quando la mamma \u00e8 affetta da patologia neoplastica.<\/p>\n<p>Comunicare al bambino ci\u00f2 che sta accadendo alla mamma, non <strong>tenerlo all\u2019oscuro <\/strong>di un evento cos\u00ec importante per l\u2019intera famiglia significa <strong>sottrarlo<\/strong> ai fantasmi dell\u2019ansia e dell\u2019angoscia abbandonica.<\/p>\n<p><strong>Chi deve dire cosa ?<\/strong><\/p>\n<p>Prima di tutto noi riteniamo che la comunicazione deve essere adeguata all \u2018et\u00e0 anagrafica del bambino \u2013 ragazzo- adolescente.<\/p>\n<p>La psico-oncologa nel corso della malattia ha effettuato una corretta ed attenta analisi delle relazioni familiari che le permette di individuare il care-giver ( in genere il marito della pz), e sensibilizzarlo alla comunicazione con i figli. A volte si pu\u00f2 affidare tale compito ai nonni . sono spesso gli stessi adulti a sentirsi imbarazzati nel dover spiegare qualcosa di grave ad un bambino non sanno come farlo e soprattutto se sia giusto\u2026 temono di esporlo a maggiori sofferenze o a situazioni non comprensibili. Non \u00e8 cos\u00ec. Pertanto \u00e8 di fondamentale importanza, il sostegno psicologico a colui che comunicher\u00e0 con il minore. Va sensibilizzato all\u2019importanza della comunicazione e motivato alla necessit\u00e0 di scegliere e calibrare le parole e le modalit\u00e0 pi\u00f9 adatte. Va individuata e <strong>condivisa<\/strong> con l\u2019adulto una strategia di comunicazione adeguandola a <strong>quella storia familiare<\/strong> che \u00e8 sempre unica ed irripetibile.<\/p>\n<p><strong>A un bambino piccolo di 3\/5 anni <\/strong>si pu\u00f2 raccontare una storia ,una favola dove la principessa \u2026 vola in cielo tra gli angeli e da li protegge tutti quelli a cui vuole bene. I bambini comprendono molto bene cosa sta accadendo ma devono essere aiutati a trovare un senso agli eventi per ritrovare la sicurezza per continuare a crescere . La <strong>favola<\/strong> raccontata da una nonna offre la possibilit\u00e0 di essere <strong>assimilata per gradi<\/strong> e nel modo giusto, i passaggi pi\u00f9 difficili vengono spiegati e commentati <strong>, l\u2019itinerario pauroso<\/strong> <strong>viene affrontato tenendo per mano la figura amica di riferimento per il bambino<\/strong>.<\/p>\n<p>Il racconto di una favola non \u00e8 mai meccanico, \u00e8 una vera e propria <strong>relazione<\/strong> ed \u00e8 proprio quella relazione se pur carica di angoscia che permetter\u00e0 all\u2019adulto di contenere il bambino esposto ad un finale della favola tanto doloroso.<\/p>\n<p><strong>A un bambino fino ai 6\/10 anni di et\u00e0<\/strong> si dice quello che per lui \u00e8 gi\u00e0 evidente, cio\u00e8 che la mamma , ad esempio, \u00e8 molto malata, che sta lottando contro la malattia, prendendo le medicine e facendo tutto quanto il possibile. Il bambino deve sapere anche che non \u00e8 colpa sua se la mamma si \u00e8 ammalata: <strong>non \u00e8 successo perch\u00e9 \u201c<em>ha fatto il cattivo<\/em>\u201d,<\/strong> ma perch\u00e9 le persone si ammalano indipendentemente da quello che succede intorno a noi.<\/p>\n<p>A volte capita che i bambini vivano un senso di colpa: mamma si \u00e8 ammalata perch\u00e9 io non sono stato sufficientemente bravo e buono. Per questo motivo noi sosteniamo la comunicazione con i bambini al fine di prevenire i sensi di colpa e l\u2019ansia abbandonica che la perdita potrebbe generare. I bambini hanno bisogno della conferma della reale morte della persona cara, altrimenti potrebbero passare mesi o anni nella ricerca o nell&#8217;attesa del ritorno della persona deceduta.<\/p>\n<p><strong>Nel caso degli adolescenti la comunicazione \u00e8 maggiormente delicata.<\/strong> Tendono a fuggire e rimuovere o negare il problema, creando spesso grandi disagi all\u2019interno del nucleo familiare , un \u201cagito\u201d che serve per denunciare il disagio. La comunicazione <strong>li riporta <\/strong>nel dolore<strong>, <\/strong>li mette a confronto con uno spettro di emozioni che difficilmente in questa fase adolescenziale ha una chiara collocazione. Le emozioni ancora spaventano, gli adolescenti sono per antonomasia \u201cgli indefiniti\u201d, occupano una terra di mezzo e uno spazio nel quale son richieste capacit\u00e0 di \u201cadulto\u201d e sono tuttavia consentite reazioni \u201cda bambino\u201d. In questo contesto, si rivela di importanza fondamentale il supporto psicologico che aiuta il ragazzo a collocare le proprie emozioni, a poterle riconoscere ed esprimere.<\/p>\n<p>Infine ritengo utile sottolineare che dopo aver effettuato una comunicazione di malattia grave della mamma e successivamente al decesso \u00e8 molto importante essere presenti con il bambini al fine di cogliere le loro capacit\u00e0 adattive all\u2019evento luttuoso. <strong>Uno strumento importante del quale avvalersi \u00e8 rappresentato dal disegno del bambino.<\/strong><\/p>\n<p>Il &#8220;Disegno della Famiglia&#8221; (soprattutto dopo i 4 anni) \u00e8 un mezzo di libera espressione, che permette al bambino\/adolescente di proiettare all&#8217;esterno (ossia sul foglio) le tendenze rimosse nell&#8217;inconscio e rivelare cos\u00ec i veri sentimenti che prova verso i propri familiari; inoltre \u00e8 molto rapido sia da eseguire che da interpretare.<br \/>\ni\u00a0 disegni inseriti nella storia della malattia e nelle varie fasi di cura ci fanno comprendere le emozioni e le paure non espresse ma esplicitate attraverso l\u2019elaborato . Se i bambini pi\u00f9 grandi poi come spesso avviene raccontano la storia del disegno, abbiamo modo di intervenire , prevenire e contenere\u00a0 il malessere psicologico.<\/p>\n<p>La rilettura del materiale clinico e i disegni dei bambini che nel tempo sono cresciuti , diventati grandi, ci hanno permesso di consolidare la nostra opinione circa l\u2019importanza di <strong>comunicare ai bambini la diagnosi della mamma.<\/strong> La figura dello psico-oncologo rappresenta per i bambini una opportunit\u00e0 di mediazione tra le proprie emozioni e quelle che percepiscono nell\u2019adulto di riferimento . pu\u00f2 apparire paradossale il fatto che <strong>spesso i<\/strong> <strong>bambini tendono a parlare pi\u00f9 facilmente con persone esterne alla famiglia piuttosto che con il proprio genitore di riferimento.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Occorre sempre ricordare che le emozioni possono essere manifestate ed espresse anche se ritenute negative perch\u00e9 fanno soffrire. E, cosa fondamentale, il bambino si sentir\u00e0 amato da un amore sincero perch\u00e9 si \u00e8 stati onesti con lui.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dott.ssa Barbara Costantini<\/p>\n<p>Psico oncologa c\/o Ginecologia Oncologica<br \/>\nPolo della Scienza della Salute della Donna e del Bambino<br \/>\nPoliclinico Gemelli ,Roma<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parla con Loro &#8211; Cosa dico ai miei bambini. 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